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PROGETTO PASTORALE

 

Finalità di questo progetto pastorale è quello di dare alcune linee fondanti circa lo stile e l’azione pastorale della nostra comunità parrocchiale. Viene demandato ai singoli gruppi e commissioni l’impegno di articolare il proprio piano di lavoro in base agli obbiettivi che si vogliono raggiungere, il metodo da adottare, gli strumenti necessari.

 

La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione.

Ogni chiesa particolare, porzione della Chiesa Cattolica è incarnata in uno spazio determinato, provvista di tutti i mezzi di salvezza donati da Cristo, però con un volto locale.

La sua gioia di comunicare Gesù Cristo si esprime tanto nella sua preoccupazione di annunciarlo in altri luoghi più bisognosi, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio o verso nuovi ambiti socioculturali.

Si impegna a stare sempre lì dove maggiormente mancano la luce e la vita del Risorto, affinché questo impulso missionario sia sempre più intenso, generoso e fecondo.

La pastorale in chiave missionaria, invita tutti ad essere audaci e creativi, e l’annuncio si concentri sull’essenzialità, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario.

(Evangelii Gaudium, Esortazione apostolica di Papa Francesco)

 

 

Lo stile pastorale della nostra comunità parrocchiale

 

Convinti di essere una porzione di “popolo di Dio in cammino”, chiamati a lavorare con discernimento evangelico e con lo sguardo di donne e uomini missionari e consapevoli di essere nutriti dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo che opera in noi; nelle scelte e nel lavoro pastorale che hanno la radice nell’immagine di Gesù Pastore ci proponiamo di essere una

comunità che

  • Condivide nella responsabilità un sogno di Chiesa radicata nelle scelte evangeliche, mettendo insieme idee, pensieri, progetti, iniziative, fatiche, energie, desideri perché il sogno si realizzi.

  • Assume l’impegno di educare a vivere la fede nella comunità.

  • Fa emergere la dimensione di vocazione, come comunità di credenti, chiamati ad essere testimoni della propria fede in Gesù.

  • Progetta e cura con stile sobrio e semplice la vita della comunità stessa.

  • Sa progettare e curare i contenuti delle iniziative dei vari gruppi di lavoro e che tiene conto della qualità e non della quantità del lavoro “fare, ma bene”.

  • Non dimentica che mentre curiamo la vita interna della comunità, occorre continuare a vivere da cristiani in mezzo a chi è fuori dalla comunità.

 

Vogliamo che la comunità educhi attraverso il suo stile e le sue proposte:

  1. Il consiglio pastorale ha l’impegno, come servizio, di far emergere la giusta e corretta posizione dei suoi componenti: parroco, sacerdoti e quello dei laici.

 

  1. Il consiglio pastorale ha un duplice fondamentale significato: da una parte rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità parrocchiale, dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la loro sintesi. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è quindi realmente soggetto unitario delle deliberazioni sia pure della presenza diversificata del parroco e degli altri fedeli. È quindi possibile definirlo organo consultivo solo in termini analogici e solo se tale consultività viene interpretata non secondo il linguaggio comune ma nel giusto senso ecclesiale (cf Sinodo Diocesano 147 §2)

  2. Il lavoro pastorale deve dare forma e contenuti al Vangelo, stando dentro e al centro della storia umana del nostro territorio, con lo sguardo ed il cuore rivolto alle trasformazioni religiose, sociali e culturali.

  3. Praticare una convivialità che attesta la bellezza del Vangelo, che affianca l’esperienza umana, che accoglie, ascolta e accompagna le persone facendosi povera e solidale per arrivare realmente a realizzare la comunione nell’amore.

 

 

Contenuti del cammino pastorale della nostra comunità

 

La vita spirituale :

la Parola, la Liturgia, la Carità, i Sacramenti

 

La vita spirituale è come una “carta di navigazione” nel mare della vita dell’uomo: la somma dei principi che dirigono il suo cammino dinamico verso Dio.

 

 

La Parola :

  • La parola di Dio sia al centro della nostra vita personale e comunitaria, metterci in ascolto di un Dio che ha parlato ai nostri Padri, a Gesù e parla ancora a noi attraverso la storia passata e quella attuale.

  • Interrogarsi e riscoprire che la Parola di Dio è da accogliere, dobbiamo avvertire il valore ecumenico e umano che è in tutti, essa ci immerge nel mondo e ci fa sentire in cammino e in ricerca, ci alimenta e ci aiuta, ci fa ritrovare il nucleo di senso, di gioire della vita e di dare corpo alla speranza.

  • L’ascolto e la ricerca siano due dimensioni importanti per entrare in relazione con Lui, perché da sempre Lui è in relazione con noi, Gesù ci ha lasciato le sue impronte insegnandoci come fare. L’ascolto della Parola ci porta alla visione del mondo e della storia contemporanea e riusciamo a collocarci sulle strade delle donne e degli uomini di oggi. Nel nostro mondo oggi, così globalizzato diventa difficile riuscire a trovare delle risposte reali ai bisogni della gente ma con la visione trasmessa dalla Parola riusciamo ad entrare nella visione di Dio.

Proposte per migliorare:

Ampliare, curare e migliorare gli spazi di preghiera, gli esercizi spirituali, i gruppi di ascolto, l’adorazione del venerdì rivolgendosi ad un maggiore numero di persone, età e formazione, creando anche nuovi momenti eccezionali se occorrono, per far sì che l’ascolto di Dio sia il luogo privilegiato della propria crescita personale.

Trasformare o creare spazio di preghiera, di riflessione, di formazione in un luogo dove il primo riferimento è la Parola di Dio, così che ognuno arrivi a capire che non è possibile, pensare, parlare e agire senza prima aver ascoltato cosa Dio dice, fa e mi chiede.

Una parola particolare va detta per i gruppi di ascolto che già operano in parrocchia dopo le missioni. L’esperienza di ascoltare insieme la Parola, di volersi bene come fratelli e sorelle, di partecipare insieme all’eucaristia può sostenere questi gruppi che dovrebbero tendere a diventare piccole comunità territoriali, che partecipano alla vita della parrocchia ma hanno una loro autonomia fatta di rapporti concreti, di senso forte di identità e di appartenenza, di una presenza esemplare nel territorio.

 

 

 

La Liturgia:

La liturgia, celebrazione del Mistero di Cristo ed in particolare del suo Mistero Pasquale è l’espressione più completa della Chiesa, è importante per ogni celebrazione fissare l’attenzione sull’assemblea e promuovere, attraverso la formazione, la qualità. L’assemblea è l’immagine della comunità che dona ospitalità a Gesù e agli uomini da lui amati.

La liturgia è il tempo e il luogo privilegiato del nostro incontro con Dio e con Colui che Egli inviò, Gesù Cristo (Gv. 17,3). E’ lì che, in modo particolare, si evidenzia il sacerdozio comune dei fedeli.

Nella liturgia si evidenziano tutti gli elementi essenziali alla vita cristiana quali l’annuncio del Vangelo, la catechesi, la carità, la vocazione e la responsabilità missionaria

Tra le attenzioni liturgiche deve esserci in primo piano la preoccupazione di far vivere l’anno liturgico con tutte le sue ricchezze (tempi liturgici, celebrazioni dei sacramenti, letture bibliche, feste) mettendo sempre al centro l’Eucarestia della domenica che è la Pasqua settimanale della comunità cristiana.

La liturgia è “azione” perché in essa si attualizzano i gesti che Gesù ha compiuto; egli cammina, benedice, tocca, guarisce, impasta il fango, eleva gli occhi al cielo, spezza il pane, prende il calice: sono tutte azioni che la liturgia riprende attualizzando i gesti salvifici di Cristo ed inserendoli nella vita dell’agire della Chiesa perché la sua salvezza arrivi a tutti.

 

Proposte per migliorare:

Dare attenzione alla formazione della commissione liturgica, perché diventi sempre più competente nel valorizzare le celebrazioni festive, i tempi forti dell’anno liturgico; (ad esempio durante l’avvento, il cammino quaresimale, nel tempo di Pentecoste: usare dei simboli, citazioni evangeliche o altro ben visibili per richiamare “quel tempo di grazia” alla comunità.)

Altro aspetto importante è la proclamazione della Parola di Dio, il lettore deve avere la consapevolezza che sta prestando la sua voce al Signore, sarebbe bene per lui che leggesse e meditasse in anticipo i testi delle letture. La formulazione della preghiera dei fedeli, invocazioni di aiuto al Signore, deve avere frasi brevi. Se la Parola entra nel nostro cuore, uscirà bene dalla nostra bocca.

Va migliorato il canto, specie nelle messe dove non c’è il coro, sarebbe auspicabile che ad ogni Messa fosse presente almeno un animatore. Teniamo presente che il canto è preghiera e lode al Signore ed è parte integrante della liturgia

 

 

La carità:

San Paolo nella Ia ai Corinzi dice “Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo per essere arso e non avessi la carità, non mi gioverebbe a nulla.”

La pratica della carità non si riduce all’elemosina, prima di essere un fare è un dono, un’urgenza e valore insieme.

La carità è la realtà più profonda e originale nel progetto di Dio, è segno vivo di una testimonianza, è talmente forte da conquistare e attrarre le persone all’interno del popolo di Dio. La carità è annuncio di diritto e denuncia insieme, è praticare la cultura della giustizia. Attorno alla carità solidale ci sono molti modelli e macerie da rimuovere, ma ci sono anche molti mattoni per costruire un volto nuovo alle persone segnate dall’ingiustizia, dalla crisi economica, dalla malattia, dalla solitudine, che parte dalla consapevole e urgente responsabilità di voler restituire dignità a chi è stata tolta o negata.

Carità solidale è impegno verso il bene comune che diventa dovere, passione, condivisione, osservazione. La pratica della carità solidale richiede una ricchezza culturale, emozione, compassione, la creazione dei linguaggi e legami che sostiene quella persona, quella famiglia, quella situazione particolare. La stragrande maggioranza dell’umanità vive situazioni di povertà, privazioni, esclusioni, pregiudizi culturali e religiosi; tutto questo ci appartiene, dobbiamo prendercene cura e ci fa bene poiché, la carità ha dentro di se una grande dimensione spirituale.

Chi opera nel campo caritativo è consapevole che oggi non basta la semplice generosità, e disponibilità a fare, anche se è indispensabile, ma occorre affrontare la complessità dei problemi, con una formazione appropriata, conoscenze opportune e informazioni adeguate. Non può neanche mancare il rapporto con le istituzioni e la società civile, chiamate a loro volta a dare risposte, a creare una vera e specifica “politica della carità”, ed in modo più ampio una cultura della carità. La carità non deve ridursi a puro assistenzialismo ma deve impegnarsi ad educare “i provati, i feriti della vita”, alla responsabilità della vita, ri-abilitarli alla loro autonomia.

Don Primo Mazzolari in forma di poesia ci ricorda: “

ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura,

ma per amarlo, per amare anche quello che non è amabile,

anche quello che pare rifiutarsi all’amore,

poiché dietro ogni volto e sotto ogni nome c’è,

insieme ad una grande sete d’amore, il volto e il cuore dell’amore”.

 

Il Centro d’ascolto “Caritas”: Ascolta Israele”, la pienezza del verbo ascoltare in senso biblico indica “aprire il proprio cuore”, accogliere, esaudire, mettere in pratica.

Il centro di ascolto rappresenta la comunità e chi vi presta il proprio servizio “è operatore pastorale” con un mandato preciso della comunità: riceve un incarico che ha una forma pubblica, ed è competente a rappresentare con lo stile di un servizio nel quale la comunità si deve poter riconoscere. Chi lavora al centro d’ascolto deve sapere “chi sono io e chi è l’altro”, deve stare al centro della storia e della comunità perché il centro d’ascolto non è il luogo dove si danno cose, ecc. ma è il luogo dove si incontra e si ascolta la persona che porta la sua domanda al bisogno che ha, è una persona dispersa, emarginata o a rischio di emarginazione o esclusione sociale. Chi viene al centro di ascolto, deve trovare delle persone che ascoltano con il cuore ed un “centro” in grado di aiutarlo a ri-centrare e riunificare la propria vita, per aiutare a ritornare nell’ordine sociale, al proprio posto, con la dignità e la socialità che gli compete.

 

Proposte per migliorare:

Coinvolgere la comunità nei vari aspetti dei problemi, da quelli locali a quelli lontani.

Sollecitare l’attenzione dei singoli perché riportino alla comunità i bisogni delle persone della porta accanto.

Proporre iniziative particolari durante il corso dell’anno, legate soprattutto ai momenti del ciclo liturgico in modo da stimolare la riflessione e l’impegno di ciascuno.

Potenziare il centro d’ascolto Caritas a partire dalla formazione, e allargare il numero dei volontari.

 

 

Il volto missionario della comunità



In un mondo che cambia velocemente occorre interrogarsi sul ruolo della Chiesa dentro la società pensando al rinnovamento missionario richiesto dal nostro tempo, dalla storia che stiamo vivendo.

Non si può dare sempre per scontato che si conosca chi è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, la Bibbia, che si abbia esperienza di Chiesa. La cultura diventa sempre più plurale e la comunità ha difficoltà ad entrare in relazione con le persone, a far crescere germogli di speranza e prospettive di pienezza di vita.

Occorre dedicare più tempo all’incontro con l’altro, a riflettere sulla presenza del Signore nel nostro agire quotidiano e ad annunciare il messaggio di Gesù.

Come possiamo essere testimoni e portare la gioia di Gesù Risorto?

  • prima di tutto dobbiamo diventare capaci di esprimere l’annuncio di Gesù.

  • Avere uno stile di vita sobrio ed essenziale. “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

  • Interiorizzare questa convinzione, altrimenti corriamo il rischio di compiacerci creando distanze.

  • Annunciare il Vangelo con la testimonianza concreta della nostra vita; se la nostra vita è il seguire le impronte che Gesù ci ha lasciato in eredità, allora il nostro annuncio incarnato come testimonianza potrà contribuire a realizzare il Regno di Dio.

 

 

Catechesi: UNA “comunità educante”:

La catechesi e l’educazione della fede hanno bisogno di uno stile di vita della comunità, di una capacità di entrare in rapporto con le persone attraverso una relazione che faccia crescere. Le persone coinvolte nella catechesi non sono solo i destinatari, ma i protagonisti del loro cammino di fede.

La comunità cristiana come comunità educante ha il compito di mettere in evidenza prima di tutto il senso dell’educare: per sé ma anche per tutti gli adulti (genitori, catechisti, insegnanti, educatori…) che chiedono di essere aiutati a vivere la bellezza dell’educare al di là della fatica e delle difficoltà che questo comporta.

Educazione intesa come parola che suscita la passione per la verità e il bene, deve aprire gli spazi dell’interiorità, della responsabilità che fa scoprire il valore della propria vita fino a realizzare il progetto che Dio ci ha donato che realizza l’umanità di ciascuno di noi e che ci fa sentire il desiderio di diventare i protagonisti del futuro.

Educazione intesa come relazione che accoglie, che accetta il legame, che fa sentire l’amore per la vita e i suoi valori.

Educazione come fiducia che fa scoprire i desideri e aiuta a credere nella loro possibilità, che responsabilizza e coinvolge.

Educazione come ascolto e dialogo in un clima di voler bene e partecipazione reciproca.

Educazione come autorità, vissuta come energia buona che sostiene nella crescita attraverso proposte, regole, correzioni.

La comunità parrocchiale è con la famiglia e a partire dalla famiglia, il primo luogo dell’educazione cristiana, soprattutto per i ragazzi. E’ importante da parte di tutti che la parrocchia diventi autentico luogo educativo e proponga progetti adeguati che tengano conto di esperienze sociali, culturali, spirituali unificative presenti sul territorio.

Notevole importanza ha il ruolo del gruppo catechisti che deve:

  • arricchire la comprensione del proprio ruolo nell’ottica di accompagnatore del percorso personale nella vita di fede.

  • Cogliere i cambiamenti che avvengono nella cultura educativa e riconoscere i nuovi modi di esprimersi e di rapportarsi con il sapere ed il linguaggio delle nuove generazioni.

  • Crescere nella capacità di comunicare l’essenziale, la società oggi è sempre più globalizzata, ci spinge a capire i linguaggi nuovi, per questo l’essenziale è dare ciò che è fondamentale per i ragazzi.

  • Crescere nella capacità di personalizzare, concentrandosi sul processo di crescita dei singoli ragazzi sui metodi e contenuti.

  • Crescere nella capacità di coinvolgere le famiglie, queste non devono dare delega al catechista, non vanno solo informati o ascoltati ma, vanno coinvolti e responsabilizzati.

  • Crescere nella capacità di svolgere attività formative con i genitori tenendo conto dei diversi livelli culturali e di fede delle famiglie.

  • Imparare a lavorare con altri catechisti che consiste nell’incontrarsi con l’equipe per riflettere, verificare e sostenersi reciprocamente sulle difficoltà e sui passi da fare.

  • Imparare a lavorare con altre figure educative della comunità parrocchiale e del territorio.

 

 

La pastorale familiare

 

E necessario comprendere e valorizzare il ruolo della famiglia in relazione all’educazione e alla educazione alla fede.

Fare attenzione a non caricare troppo la sua responsabilità poiché al suo interno ci sono diversità di situazioni e sensibilità. Inoltre il ruolo educativo alla fede appartiene anche alla comunità nel suo insieme e non solo alla famiglia. Oggi abbiamo vari tipi di famiglia, non solo mononucleare e sono esposte a fragilità e condizionamenti esterni.

La comunità parrocchiale tenga conto del vissuto delle persone, delle condizioni sociali, economiche e culturali e degli ambienti di vita. E’ bello praticare una reciprocità tra famiglia e comunità in modo da darle una visione di famiglia più grande, che interagisce, comprende i problemi, aiuta nelle forme che può e condivide la gioia di ritrovarsi e di far festa insieme.

Lo sforzo della comunità sarà quello di far fare alla famiglia l’esperienza del passaggio del “crescere insieme” i figli nella fede, valorizzando quanto già viene fatto in famiglia nel rispetto delle varie posizioni culturali come credenti.

Gli interventi di sostegno e coinvolgimento possono essere a vari livelli:

    • quello dell’accoglienza, della conoscenza, della stima.

    • della convinzione dell’importanza dell’intervento educativo alla fede.

 

Le opportunità del coinvolgimento delle famiglie è senz’altro la richiesta dei sacramenti per i figli che diventano:

  • occasioni d’incontri con i genitori per creare o rafforzare legami di amicizia e comunione nella comunità.

  • occasioni d’incontri di informazione riferiti al cammino cristiano dei figli per creare sinergie educative.

  • occasioni di formazione per aiutare i genitori a crescere nella fede.

  • Occasioni d’incontri insieme genitori-figli per creare sintonia e condivisione nel comune cammino di fede.

  • Occasione d’incontri come momenti di convivialità e di festa insieme a tutta la comunità, in alcuni periodi importanti dell’anno pastorale.

 

Una strada certamente proficua in questa pastorale è il coinvolgimento delle famiglie coi figli in età da 0 a 7 anni. L’attenzione a questo momento della vita dei bambini (e dei rispettivi genitori) permetterebbe di creare un legame continuativo dalla Nascita-Battesimo a tutto il cammino formativo che sfocia poi nell’adolescenza. Quest’azione potrebbe essere facilitata anche dalla significativa esperienza che già opera nella nostra parrocchia e porta il nome di “Nonno Gianfri”.

 

Per una formazione spirituale più completa sarebbe auspicabile che nella nostra parrocchia nascano gruppi di spiritualità familiare. Famiglie che si ritrovano periodicamente a riflettere sulla Parola di Dio per verificare la loro vita di coppia alla luce del vangelo ed essere così una presenza attiva di famiglie nel territorio.

 

In questo ambito va valorizzata la “Commissione Famiglia” che non deve essere solo luogo di programmazione ma indispensabile strumento di riflessione per un’azione pastorale sempre più attenta ai diversificati bisogni e problemi della famiglia di oggi.

 

 

La pastorale Giovanile

Un aspetto essenziale dell’educazione è quella che si riferisce ai giovani: una comunità cristiana, proprio perché essenzialmente missionaria deve costruire il futuro alla luce della fede. Ecco perché è essenziale la formazione delle nuove generazioni. Strumento tradizionale ed indispensabile in questo è l’azione educativa dell’Oratorio che esprime il volto e la passione educativa della comunità, impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto che conduce il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. Utilizzando gli strumenti che sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani (cfr doc CEI “Educare alla vita buona del Vangelo” n° 42) aiuta i ragazzi gli adolescenti e i giovani nella gestione del tempo e nell’utilizzo delle proprie ricchezze umane a servizio degli altri.

 

Il progetto educativo dell’oratorio e il consiglio di oratorio

E’ importante stendere un progetto educativo dell’oratorio. Esso deve partire dalla considerazione che l’oratorio è una comunità che educa all’integrazione fede-vita, e non è solo un luogo dove si gioca o che fa da serbatoio/supplente quando si chiude l’anno scolastico. Un progetto educativo per l’oratorio dovrà contenere una descrizione della situazione del territorio, alcuni principi generali e una serie di indicazioni articolate per fasce di età. I principi posso essere presi da qualche frase evangelica e da alcune finalità educativa della storia della parrocchia e dell’oratorio. Usare un messaggio chiaro e semplice è importante per educatori, ragazzi giovani; il messaggio può essere recepito anche in forma di slogan.

L’oratorio educa attraverso la catechesi, la preghiera, la liturgia, i sacramenti, la formazione al comportamento cristiano, il servizio, il gioco, lo sport e il tempo libero.

Va valorizzato. in concomitanza con le realtà sociali che già operano in questo senso, l’esperienza del dopo-scuola

Questa responsabilità formativa sui giovani va incrementata anche creando un’equipe degli animatori-responsabili che rifletta ed agisca assieme al responsabile di oratorio cercando strade sempre più adeguate ai bisogni che emergono dal territorio che si aggiungerebbero a quelle già collaudate. In questo senso potrebbe essere già valorizzato il gruppo di persone che già operano nel progetto chiamato “Il Cortile del Quartiere”, bisogna approfondirlo e valorizzarlo: conoscere qual è la fase attuale in cui si trova, cosa ha portato avanti, quali obiettivi sono stati raggiunti, quali sono gli attuali problemi, cosa si sta facendo per superarli e infine decidere se ci sono scelte da fare e quali sono le azioni prioritarie da affrontare su cui occorre discutere e confrontarsi.

 

 

Pastorale della sofferenza

Sapienza del cuore è curare i malati”

Questo è quanto affermato Papa Francesco nella Giornata Mondiale del Malato 2014

Si riportano alcune citazioni del messaggio:

  • Sapienza del cuore è stare con il fratello. Il tempo passato accanto al malato è un tempo santo. E’ lode a Dio, che ci conforma all’immagine di suo Figlio, il quale “non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto di molti”.

  • Sapienza del cuore è uscire da sé verso il fratello. Il nostro mondo dimentica a volte il valore speciale del tempo speso accanto al letto del malato, perché si è assillati dalla fretta, dalla frenesia del fare, del produrre e si dimentica la dimensione della gratuità, del prendersi cura, del farsi carico dell’altro.

  • Sapienza del cuore è essere solidale con il fratello senza giudicarlo. La carità ha bisogno di tempo. Tempo per curare, il tempo per visitarli.

  • Anche quando la malattia, la solitudine, l’inabilità hanno il sopravvento sulla nostra vita di donazione, l’esperienza del dolore può divenire luogo privilegiato della trasmissione della grazia e fonte per acquisire la sapienza del cuore “sapientia cordis”.

 

Alla luce di questo, sembra importante che la comunità non si limiti all’attenzione del malato fatto dalla visita del sacerdote, ma istituisca un gruppo di persone che si dedicano con regolarità alle persone più sole e più deboli della comunità, non solo portando loro la comunione ma anche facendo sentire la vicinanza della comunità parrocchiale che pensa a loro, prega per loro e, fin dove è possibile, li aiuta e li sorregge nella loro sofferenza ed eventuale solitudine.

 

 

partecipazione alla realtà sociale del territorio

 

Sul territorio sono presenti diversi gruppi che lavorano in maniera attiva sulle problematiche sociali e scolastiche dei ragazzi , e nel campo sanitario per gli anziani.

Creare momenti e spazi di condivisione con le persone che vi sono impegnate, per avere più collegamento, conoscenza, per una forma di confronto e collaborazione reciproca.

La comunità parrocchiale non è e non deve essere l’unica ad occuparsi della crescita, dell’educazione, della formazione, del tempo libero sia dei giovani, degli adulti e degli anziani.

 

Un contributo che certamente compete alla comunità cristiana è quello di incrementare la cultura della solidarietà.

 


Attuali Gruppi e Commissioni di lavoro della comunità parrocchiale:

 

  • Commissione Liturgica

  • Commissione Famiglia

  • Gruppi Lettori

  • Coro e Addetti alla musica

  • Gruppo Baristi, Segretari, Assistenti in oratorio, Sacristi, Addetti alla pulizia e alla biancheria della Chiesa

  • Spazio Nonno Gianfri

  • Gruppi Ascolto del Vangelo

  • Gruppo Catechisti

  • Ministri straordinari della Comunione Eucaristica

  • Gruppo Caritas

  • Consiglio d’Oratorio

  • Progetto Cortile di Quartiere

  • Educatori adolescenti e Gruppo Sirio (medie e superiori)

 

Al fine di dare maggiore informazione su come è strutturata la gestione della vita della parrocchiale applicando il valore della corresponsabilità, potrebbe essere utile creare “un organigramma parrocchiale”